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L'editoriale

di Luca Martorelli

Quando uno sport è violento?


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Qualche giorno fa, mentre correvo sul tapis roulant (sarà stato l'effetto allucinogeno della stanchezza!), mi è tornata in mente una domanda, che proprio pochi giorni prima era stata fatta durante una conferenza stampa a cui ho partecipato: "la Kickboxing è uno sport violento?". Annoso problema che investe da sempre gli sport di combattimento e a volte anche le arti marziali.

Per rispondere al titolo di questo articolo (quando uno sport è violento?), partirei dalla definizione del termine "violenza", che possiamo trovare nel dizionario: "atto volontario, esercitato da un soggetto su un altro, in modo da determinarlo ad agire contro la sua volontà". Violare, cioè oltrepassare il limite della volontà altrui.



Come si fa ad oltrepassare questo limite?

Sicuramente con l'uso della forza, la quale può manifestarsi in diverse forme.

Quella fisica, con cui il più forte piega il più debole al proprio volere. Un uomo contro una donna, un adulto contro un bambino, un giovane verso un anziano. Quella verbale, attraverso l'offesa o lo screditamento. Quella psicologica, nella quale chi sta in una posizione di vantaggio ne approfitta a discapito di qualcun altro. Un insegnante verso un allievo, un capo verso un subalterno, un pubblico ufficiale nei riguardi di un comune cittadino. Tutti questi sono esempi di violenza.

Passiamo allora ad analizzare che cosa avviene in una competizione fra atleti di Kickboxing, così da rendere chiaro il discorso anche per chi non conoscesse la materia.

Gli atleti si affrontano su un quadrato di gara, in certi casi aperto, in altri casi chiuso da corde, muniti di tutte le protezioni a tutela delle zone del corpo più delicate (testa, genitali, seno, piedi e mani), con la costante presenza di un arbitro centrale, che operando nel quadrato a stretto contatto con gli atleti, vigila e controlla il corretto andamento della gara, soprattutto dal punto di vista del regolamento. Sì, perchè il regolamento è parte fondamentale di uno sport di combattimento, come anche di tutti gli altri sport, altrimenti si chiamerebbe "lotta clandestina nello scantinato", ma con lo sport non ha niente a che fare!

E fino a qui ci siamo occupati soltanto degli aspetti logistici e regolamentari. Vediamo cosa accade sotto il profilo fisico.

Nelle competizioni gli atleti vengono suddivisi per:

  • sesso;
  • categorie di peso, solitamente non possono avere più di 5 Kg di differenza;
  • livello tecnico, quindi in base al colore della cintura nelle gare light, oppure in base al numero di incontri disputati nelle gare a contatto pieno;
  • classe di appartenenza, quindi fasce di età, Cadetti, Junior, Senior e Master.
Questo consente il rispetto di una regola fondamentale nello sport: il confronto deve avvenire fra pari, tutti devono avere le stesse possibilità di vittoria. E' palesemente chiaro a tutti che se facessi combattere un dodicenne con un ventenne il confronto non sarebbe equo, come anche non lo sarebbe se facessi combattere un 57 Kg donna con un 91 Kg uomo.

Dal punto di vista psicologico, il combattimento si svolge nella piena e totale libertà dei due contendenti, hanno deciso di affrontarsi con cognizione, sono a conoscenza del regolamento, conoscono il potenziale rischio di infortunio (che tra l'altro è nettamente inferiore ad altri sport come il Rugby o la Pallanuoto... si avete capito bene, proprio la Pallanuoto!), inoltre, nessuno dei contendenti è obbligato a portare a termine il combattimento, in qualunque momento è libero di ritirarsi, o come a volte accade, è proprio il Maestro a decidere di sospendere il combattimento se il proprio atleta è in eccessiva difficolta.

Quindi, alla luce di tutto questo mi chiedo, si può considerare violenza un combattimento sportivo? C'è qualcuno che obbliga qualcun altro nel fare qualcosa? C'è coercizione psichica o fisica? Qualcuno offende e umilia verbalmente?
Direi proprio di no!



Le uniche forme di violenza che vedo nello sport, in tutti gli sport, sono quelle rappresentate dai genitori che insultano gli arbitri, dagli allenatori che forzano gli atleti verso le competizioni, o al contrario, che non li fanno giocare perchè non sono abbastanza bravi e porterebbero la squadra alla sconfitta, dai genitori che pretendono che il figlio diventi un campione (quasi sempre perchè loro sono stati degli sfigati!), anche quando il bambino non mostra particolare interesse per quello sport. Quando un atleta insulta il suo avversario, quando commette una scorrettezza ad esempio simulando un fallo, quando assume sostanze dopanti che falsificano la prestazione. Tutto questo per me è violenza!



Un ultimo punto, sicuramente non meno importante: se un giocatore di Calcio in una rissa al bar prende a calci in bocca qualcuno e lo manda in ospedale, tutti pensano:" mamma mia che brutta persona violenta è Cristiano!". Se invece Cristiano, per puro caso, si viene a sapere che è un pugile... "mamma mia che sport violento che è il pugilato!".
Un macellaio sa usare bene il coltello, grazie alla sua professione, ma se con quel coltello aggredisce qualcuno... possiamo desumere che quello del macellaio sia un mestiere violento!?

La violenza non sta nello sport, semmai la violenza sta nelle persone che fanno uso sbagliato delle proprie capacità. Una persona può essere violenta, uno sport non può esserlo per definizione e per i principi ai quali si ispira.

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Versione 4.0