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L'editoriale

di Luca Martorelli

Visualizzare è anche agire.

- i neuroni specchio -

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I neuroni specchio sono cellule nervose particolari, scoperte alla fine del '900 da un team di ricercatori italiani dell'Università di Parma. Si trovano distribuiti in diverse aree percettive e motorie, e si attivano in tre diverse situazioni:

  • quando compiamo un'azione;
  • quando la vediamo eseguire da qualcun altro (osservazione);
  • quando la visualizziamo concentrandoci su di essa senza metterla in atto (visualizzazione interiore).
Mentre osserviamo l'esecuzione motoria di un'altra persona, i neuroni specchio attuano una sorta di simulazione interiore, la quale consente di comprendere quel movimento al fine di poterlo ripetere, mettendolo a confronto con schemi motori già noti o molto simili a quelli presenti nelle capacità di chi osserva. In sostanza l'azione motoria viene compresa replicandone la sensazione nel proprio corpo.
Durante l'osservazione, dal punto di vista del sistema nervoso, l'attività è la stessa di quando l'individuo compie l'azione, anche se con minore intensità. E' come se fosse un atto motorio proprio (anche se lo stiamo solo osservando), e la sua comprensione è immediata, senza necessità di alcuna elaborazione di tipo cognitivo. Non si tratta solo di richiamare alla mente un'immagine, ma si verifica il coinvolgimento vero e proprio di tutto il corpo, dimostrato dalla presenza di piccoli potenziali di azione nei muscoli coinvolti, oltre che da un incremento della frequenza cardiaca e respiratoria. Di fatto, nell'osservazione o nella visualizzazione di un atto motorio, trasmettiamo l'impulso elettrico di contrazione ai muscoli, simile a quello generato dal movimento vero e proprio, solo che di intensità inferiore.
Affinchè ciò avvenga, però, l'azione deve essere conosciuta o molto simile ad una conosciuta. I neuroni specchio, infatti, non agiscono su movimenti del tutto sconosciuti o troppo complessi e difficili, percezione ed esecuzione devono avere un minimo schema comune.
L'allenamento ideomotorio funziona proprio grazie a questo meccanismo di associazione fra immaginare e agire. Ciò che molti atleti fanno prima di una prestazione, ad esempio nel salto in alto, quando prima della rincorsa ripetono mentalmente tutta la sequenza dell'azione fino al salto finale, è richiamare il giusto schema di movimento al fine di poterlo utilizzare nell'immediata prestazione che seguirà.
La stessa cosa accade in alcune tecniche del mental training dove, tramite la simulazione mentale, l'atleta ripercorre azioni di gara o di allenamento con diverse possibili finalità:
  • aumentare la familiarità alla competizione pur senza partecipare ad una gara vera e propria;
  • fissare schemi di movimento per un migliore e più efficacie apprendimento;
  • non perdere familiarità con certe azioni tecniche e/o tattiche in caso di riposo forzato per infortunio.
Raggiunto il giusto livello di rilassamento, tramite la simulazione interiore è possibile far vivere all'atleta le stesse condizioni e sensazioni di una gara, far percepire gli stessi disagi e tensioni, al fine di abituarsi a convivere e ad utilizzare le stesse a proprio vantaggio. Di fatto è un allenamento vero e proprio, ciò che la mente immagina il corpo percepisce come vera.
E' importante sapere anche che questi neuroni specchio vengono attivati, non solo attraverso le immagini (osservate o visualizzate interiormente), ma anche tramite suoni o parole che possono evocare immediatamente l'associazione con azioni motorie, ad esempio la spiegazione dell'Allenatore, una musica, o anche segnalazioni acustiche (vedi lo sparo dello starter nei 100 metri piani associato all'azione della partenza).
Un'altra importante caratteristica dei neuroni specchio consiste nel permettere all'osservatore di prevedere l'esito di un'azione. Su questo sono state fatte alcune sperimentazioni, da cui è scaturito che l'esperienza dell'osservatore è determinante sulla previsione dell'esito, più si è esperti nel settore, maggiore sarà la precisione previsionale. Pertanto, il bagaglio esperienziale dell'atleta ha un peso importante dal punto di vista tattico negli sport di situazione. Prevedere l'azione di un avversario è tanto più facile quante più informazioni sono presenti nella memoria motoria dell'atleta, relativamente a quell'azione specifica o ad altre simili. Ma la cosa ancora più importante è che, tramite l'attività di questi neuroni, in atleti esperti, si ha il passaggio diretto tra la visione e l'azione, bypassando completamente i processi cognitivi, con l'enorme vantaggio di ridurre drasticamente i tempi esecutivi (vedi figura seguente).

Le decisioni vengono prese direttamente dal sistema motorio, che ha sviluppato anche competenze percettive. Pertanto, le scelte sono istantanee, automatiche ed inconsapevoli; l'atleta prende coscienza delle proprie azioni solamente dopo averle effettuate.
Da qui, l'importanza di creare in allenamento gli automatismi corretti e necessari all'atleta. Le azioni dovranno scorrere fluide e rapide in modo automatico. Sperare di poter eseguire una schivata in modo "razionale e ragionato" durante una competizione è un'illusione, come detto in precedenza, i tempi di reazione e realizzazione sono troppo lunghi quando c'è intervento cognitivo.

Fonte: Coni SDS 2017

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